mercoledì 18 settembre 2013

Chi ben comincia #3

Salve lettori, buon mercoledì!
Come procede la settimana? La mia si è aperta con una splendida notizia: sono passata al test di Infermieristica! Mi scuso per l'assenza di post di questi giorni ma ho passato ore e ore rinchiusa nelle segreterie di ben due facoltà cercando di regolarizzare la mia situazione universitaria; per adesso sembra che ho avuto la meglio sulla burocrazia, ma non canto vittoria ancora per qualche giorno. Adesso non mi resta che attendere il 30 settembre per vedere se ho passato anche l'altro test in sospeso, ma ammetto che già con la notizia ricevuta lunedì scorso mi sento molto più tranquilla! Piano piano le cose stanno riprendendo a girare. Temo che la recensione del film salterà, per questa settimana, ma chissà che non riesca a trovare uno spazietto libero per farla più avanti! Intanto oggi recupero più che volentieri il post che sarebbe dovuto uscire ieri, ovvero quello per la rubrica Chi ben comincia. Prima di lasciarvi al libro scelto per oggi, ecco le poche regole da seguire.

Le poche regole della rubrica:
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti

Il libro di cui oggi vi lascio l'incipit è sicuramente un romanzo ben noto a tutti voi lettori, in quanto nell'ultimo periodo sta davvero spopolando in libreria e sui blog dedicati ai libri. Di cosa si tratta?

 La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

Il giorno della scomparsa (Sabato 30 agosto 1975)
"Centrale di polizia, qual è il suo problema?"
"Mi chiamo Deborah Cooper, abito in Side Creek Lane. Credo di avere appena visto una ragazza inseguita da un uomo nella foresta."
"Cos'è successo esattamente?"
"Non lo so! Ero affacciata alla finestra, stavo guardando verso la foresta, e a un certo punto ho visto questa ragazza correre in mezzo agli alberi. Dietro di lei c'era un uomo... Credo che stesse cercando di sfuggirgli."
"Dove si trovano in questo momento?"
"Non... Non riesco più a vederli. Sono dentro la foresta."
"Mando subito una pattuglia, signora."
Fu quella telefonata a dare inizio alla vicenda che turbò la cittadina di Aurora, nel New Hampshire. Quel giorno, Nola Kellergan, una ragazza del posto di quindici anni, scomparve. Non venne più ritrovata.
***
Come avrete letto, questo libro lo avevo inserito nella mia prima wishlist e sono stata più che felice quando mia mamma ha deciso di comprarlo! Anche se sono impegnata con un altro bel tomo, non ho resistito dal leggere la prima pagina di questo libro e ammetto che me ne sono subito innamorata: non vedo l'ora di leggerlo! Voi cosa ne pensate? Avete già letto questo libro? Avete intenzione di farlo prossimamente? Personalmente cercherò di smaltire in fretta gli altri due libri che mi sono prefissata di leggere prima di questo perché sono davvero curiosa di addentrarmi nella sua trama. Fatemi sapere la vostra!
Vi auguro di trascorrere una splendida giornata e...al prossimo post!

sabato 14 settembre 2013

[Tag] The book burger

Buongiorno, cari lettori, e buon sabato a tutti!
Com'è iniziato il vostro weekend? Com'è andata questa prima settimana in cui tutto è ripreso a scorrere normalmente? Personalmente sono davvero felice che sia arrivato il fine settimana, perché questi sono stati sette giorni piuttosto pesanti; non che io abbia ricominciato qualcosa, ma fra i test fatti e ora l'attesa dei risultati sto cominciando a snervarmi. Odio l'attesa. O meglio: sto cominciando a odiarla. E quindi cosa c'è di meglio di un post tag con cui distrarsi? Il tag che farò oggi si chiama The book burger e l'ho visto giorni fa sul blog di Frannie Pan (se siete curiosi di vedere il suo book burger cliccate qui). In cosa consiste? Lo scopo del tag è quello di creare un panino di libri, selezionando le letture (o, per meglio dire, gli ingredienti) in base ad alcune semplici direttive. Un altro modo per dire che senza la cultura non si mangia. Bene, iniziamo!

First step. Innantutto dobbiamo prendere la prima fetta di pane/panino che faccia da base al nostro burger. Scegli il primo libro di una serie che ti è piaciuto tantissimo.

Senza stare troppo a pensarci, ammetto di aver preso letteralmente il primo libro della prima serie che mi è capitato vicino; premettendo che non ho poi così tante serie, perché rischiano sempre di annoiarmi, "Hunger games" di Suzanne Collins è la saga che recentemente mi ha catturata di più. Per quanto sia classificato come un libro per ragazzi, io ne sono rimasta a dir poco affascinata non solo per la trama in sé, quanto piuttosto per lo stile di scrittura dell'autrice; il suo modo di scrivere, infatti, è così vivido che mentre macinavo i capitoli vedevo già in maniera vivida nella mia mente i fatti che accadevano.
Splendido inizio di una splendida saga, se non l'avete ancora fatto vi consiglio di leggerlo perché merita tantissimo!


Second step. Poi ci serve un bell'hamburger. Scegli un libro che hai letto e che ti è piaciuto che abbia più di 400 pagine.

Non sarà, probabilmente, una lettura convenzionale ma personalmente ho adorato "Le metamorfosi" di Apuleio. Una delle tante letture estive richieste dalla professoressa di latino durante gli anni del liceo, questo libro mi ha completamente presa non solo per la varietà degli argomenti trattati ma anche per i personaggi e per gli intrecci che l'autore riesce a ricreare. Per leggere "Le metamorfosi" non serve essere dei latinisti o dei classicisti, basta saper apprezzare dei buoni classici.
Un hamburger bello sostanzioso quello che ho scelto per il mio panino, non trovate?




Third step. Adesso bisogna aggiungere una fetta di formaggio e la lattuga. Scegli due libri leggeri: uno che hai già letto e che ti è piaciuto, l'altro che vuoi leggere ma non l'hai ancora fatto; entrambi devono avere non più di 200 pagine.

Per quanto riguarda il libro già letto e che mi è piaciuto ho scelto "Le lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, non solo perché sia effettivamente leggero ma anche per via dello stile dell'opera; in queste 31 lettere in cui un funzionario di Satana istruisce suo nipote su come indurre in tentazione la propria vittima ritroviamo uno humor sottile, che fa riflettere. Per il libro ancora da leggere, invece, ho deciso di inserire "Accabadora" di Michela Murgia. Rientra nel numero massimo delle pagine di pochissimo ma non vedo l'ora di iniziarlo.


Fourth step. Tocca alle fette di pomodoro. Scegli un libro di grandi dimensioni che hai amato o odiato, che sia tra le 200 e le 400 pagine.

Trovare un libro che rientrasse perfettamente nel numero di pagine assegnato per questa categoria non è stato semplice ma, alla fine, ho scelto "Jane Eyre" di Charlotte Brontë. Non ho mai avuto dubbi sul fatto che questo libro mi sarebbe piaciuto, tuttavia non lo ritengo un libro di grandi dimensioni dato che sfiora appena le trecento pagine. Insomma, sarò io ad avere un concetto di grande un po' sfasato, ma per me il libro ha una dimensione nella media, né troppo lungo né troppo corto. Ho adorato non solo la trama ma anche i personaggi di questo classico, che mi ha fatto compagnia un paio di estati fa.
Inutile dire che anche questa è una lettura consigliatissima a tutte le amanti del genere!



Fifth step. E' il momento della salsa che non hai mai assaggiato prima e non sai se ti piacerà o meno. Scegli un libro che pensavi ti sarebbe piaciuto ma che alla fine hai odiato o un libro che pensavi avresti odiato e che invece ti è piaciuto da morire.

Lo ammetto: probabilmente sono io ad essere strana. Quando in libreria trovai questo libro fui presa da una certa frenesia al desiderio di poter leggere nuovamente qualcosa di J.K. Rowling, eppure fin dalle prime pagine compresi che non mi sarebbe piaciuto. Di cosa parlo? De "Il seggio vacante" della Rowling, da tutti quelli che ho sentito osannato e apprezzato; personalmente non sono neanche riuscita a finirlo. Non ho capito se il problema fosse la storia in sé, se non mi convincesse il ritmo o se semplicemente la mia testa si rifiutava di concepire una trama del genere scritta dall'autrice della saga che mi ha accompagnata nel corso della crescita.
Fatto sta che la mia salsa l'ho proprio odiata e non sono ancora riuscita a giungere alla conclusione del libro: chissà se mai mi verrà voglia di riprenderlo in mano.


Sixth step. E per concludere, ci serve un'altra fetta di pane/panino per chiudere il nostro burger. Scegli l'ultimo libro di una serie di cui stai aspettando impazientemente il seguito o la cui uscita ti tormenta perché non vuoi che la serie finisca.

Dato che al momento non sto seguendo delle serie ma mi sto dedicando piuttosto a dei libri singoli, questa domanda la faccio valere come retroattiva e quindi come fetta di pane conclusiva metto "Il canto della rivolta", ultimo libro della trilogia di Hunger games. L'ho aspettato per mesi, questo libro! Una parte di me non vedeva l'ora di stringerlo fra le mani mentre un'altra parte continuava a sperare che non uscisse, perché avrei preferito di gran lunga che la serie continuasse ancora a lungo! Ho adorato Panem e il suo universo, quindi non c'è da stupirsi se ho avuto questi sentimenti contrastanti.
Piccolo appunto: questo libro dura troppo poco. Nel giro di meno di un giorno l'ho divorato...maledetta Suzanne Collins!



Bene, con questo si conclude il mio book burger e, di conseguenza, il post di oggi! Spero che tutti voi passiate uno splendido weekend, che riesca a ricaricarvi in vista di una nuova settimana! Ah, qui sotto trovate il risultato fisico del panino che ho fatto! Buona scorpacciata (non solo di libri) e non dimenticatevi che siete tutti taggati!


venerdì 13 settembre 2013

[Libri] Tre volte all'alba


Buonasera, cari lettori, e bentornati qui in questo mio spazio virtuale in cui quotidianamente vi scoccio con chiacchiere, spesso insensate, su libri, film e telefilm!
Con questo post, mi rimetto finalmente in regola con le rubriche e i giorni di pubblicazione, quindi sono molto, molto felice di scriverla! Mi scuso fin da ora per eventuali errori o periodi poco comprensibili ma sono di ritorno dalla palestra e, come sempre, sono piuttosto stremata...figuriamoci quando il maestro inizierà a farci usare anche le cavigliere con i pesi! Credo che tornerò a casa strisciando, già. Comunque, il libro di cui oggi voglio parlarvi è "Tre volte all'alba" di Alessandro Baricco e alcuni di voi ricorderanno che lo avevo inserito nel primo What's next...? pubblicato in questa pagina. Prima di lasciarvi alla recensione, è d'obbligo una precisazione: solitamente non amo leggere più libri contemporaneamente perché odio interrompere la narrazione di uno per passare all'altro. Mi destabilizza mentalmente, in un certo senso, e rischio di fare confusione fra le due trame. Stamattina però mi sono svegliata e ho visto questo libretto di sole 94 pagine e mi sono detta che avrei anche potuto fare uno sforzo e iniziare a leggere uno dei libri di quella che definirei una sfida all'italiana. E quindi l'ho iniziato e, effettivamente, l'ho anche concluso nel giro della giornata, quindi anche questa sarà una recensione a caldo, seppur sia consapevole che questo sia uno di quei libri che magari potrebbero richiedere una certa sedimentazione, o una seconda lettura. Fatta questa premessa (mi piace rendervi partecipi delle modalità di lettura del libro)...parliamone!

La trama: come per l'altra volta, scrivere una trama lineare di quest'opera è praticamente impossibile dato che, per definizione dello stesso autore, i personaggi "abitano un Tempo anomalo che inutilmente si cercherebbe nell'esperienza quotidiana". Semplicemente questo libro parla di due persone, un uomo e una donna, che per tre volte si incontrano nel cuore della notte fino ad arrivare all'alba. E, sempre citando l'autore, "ogni volta sarà l'unica, e la prima, e l'ultima".

Commenti vari&eventuali: recensire questo libro non è un'impresa semplice, perché presenta uno stile molto particolare che lo rende difficile da interpretare e, di conseguenza, difficile da recensire. Vorrei iniziare parlando dello stile che Baricco impiega per comporre questo libro, che è forse la cosa che mi è piaciuta di meno; lo stile adottato è rapido e colloquiale, composto principalmente da dialoghi botta e risposta fra i due protagonisti di ciascun capitolo. Completamente assente qualsiasi segno di punteggiatura che segnali inizio e fine di ciascuna frase, cosa che in alcuni punti avrei apprezzato al posto del ritrovarmi a leggere frasi buttate su una pagina bianca. Ammetto che questa è una considerazione completamente personale, tuttavia io sono fan di uno stile più descrittivo: è quello che mi fa sognare, in un libro. Qui invece mi sono ritrovata davanti a dialoghi diretti continui e poi, quando finalmente riesci a capire chi dice cosa, ecco che Baricco modifica di nuovo stile e passa ad un discorso indiretto continuo, intervallato da monotoni quanto ripetitivi dice. Quello che suppongo dovesse creare uno stile rapido e immediato, mi ha reso la lettura lenta e difficoltosa e ammetto che più di una volta mi sono dovuta rifare il conto delle frasi per capire chi dicesse cosa! Personalmente ho trovato questo modo di scrivere scarno e scialbo, ma ovviamente ci tengo a sottolineare che è un pensiero totalmente soggettivo! Passiamo quindi ai personaggi di "Tre volte all'alba". Ho trovato molto interessante l'espediente letterario seguito da Baricco, l'idea che due persone si incontrino più volte nel corso della loro vita andando anche contro la logica del tempo; al di là dell'ottimo spunto, però, nessuno dei due personaggi è riuscito ad entrarmi dentro così tanto. Sarà che, per il suddetto stile di scrittura, i sentimenti di entrambi i personaggi sono quasi azzerati e spesso la loro interazione si limita a lunghi, lunghissimi botta e risposta resi fin troppo realisticamente. Nel primo racconto, in particolar modo, è tutto un susseguirsi di parole dette dai due e gli stessi movimenti dei personaggi non sono narrati, bensì il lettore deve dedurli dalla frase detta dal personaggio opposto. Unico accenno positivo sta nel terzo capitolo di questo libro, dove finalmente lo stile diventa leggermente meno rapido e lascia il posto anche ad un po' di descrizioni: una gioia per me, povera lettrice! Ho letteralmente divorato l'ultimo capitolo, forse perché ben più vicino allo stile che solitamente mi piace. Immagino che il cambiamento nel terzo capitolo sia voluto, ovviamente, ma personalmente avrei apprezzato di più un libro scritto tutto con quello stile.

Note: non mi viene in mente altro da dire riguardo "Tre volte all'alba", se non che non è assolutamente una lettura facile a dispetto di ciò che possa far supporre il suo spessore. In conclusione l'ho trovato, anzi, un libro piuttosto pesante, dallo stile davvero poco scorrevole, e ho ringraziato il cielo che fosse un libretto di meno di cento pagine o, personalmente, lo avrei abbandonato senza portarlo a termine. Probabilmente sono io che mi sono approcciata male con il testo, o forse semplicemente non è scritto in un modo che tocchi la mia sensibilità. Ora come ora escludo anche che in futuro io possa riprenderlo in mano, anche se, chissà, mai dire mai.

What's next...? #3

Buongiorno!
Come avrete notato questa settimana sono stata un po' in ritardo su qualsiasi post, tuttavia confido nel fatto che si sia trattato solamente di un caso e spero che da domani tutto torni ordinatamente al proprio posto: con oggi, infatti, dovrei riuscire a riprendere il ritmo e a rimettere tutto in ordine. Ebbene sì, oggi è già venerdì...com'è andata la vostra settimana? Vi state preparando per il weekend? Personalmente lo passerò in attesa dei primi risultati dei test, quindi non sarà un bel fine settimana, molto probabilmente. Ah lo stress da attesa, quanto mi mancava...no. Passando a cose più inerenti al blog (e che forse vi interessano anche di più!), ieri fra un impegno e l'altro non sono riuscita ad aggiornarvi sulla nuova serie tv che ho iniziato a seguire; eh sì perché fortunatamente il vuoto e l'amarezza lasciati da "Vegas" (maledetti produttori, fate una seconda stagione) sono stati subito colmati da un'altra serie tv. Di cosa si tratta? Di "Chicago fire", nuovo telefilm che va in onda su Premium Action dal 7 settembre. Senza ulteriori indugi vi lascio al brevissimo riassunto della trama generale della serie protagonista del What's next...? di questa settimana!





La trama
La serie segue le vicende di alcuni pompieri e paramedici del Chicago Fire Department. Quando una tragedia colpisce un membro del Chicago Firehouse 51, si generano tensioni e conflitti all'interno della squadra, soprattutto tra il tenente Matthew Casey (Jesse Spencer), che nel frattempo tenta di riconquistare la sua ex fidanzata, e l'esuberante tenente della squadra di soccorso Kelly Severide (Taylor Kinney). Qualsiasi conflitto, però, viene messo da parte quando in ballo ci sono delle vite umane da salvare.





Tempo fa un mio amico mi aveva già parlato di questa serie tv, ma all'epoca io ero presa da ben altri generi e quindi non mi sono mai interessata seriamente a "Chicago fire" fin quando, per puro caso, non ho visto il trailer in televisione: una serie tv su dei pompieri americani? Meraviglioso! Così ho recuperato la prima puntata su Mediaset NetTV (come già detto per "The Following: santo subito chi l'ha inventato!) e ammetto di essere rimasta completamente affascinata dall'episodio. Ciò che mi è piaciuto, soprattutto, è il modo in cui la vita lavorativa e quella privata di ciascun membro della squadra vengono scoperte pian piano: i protagonisti non ci vengono mostrati solo come degli eroi, ma anche come dei semplici uomini con problemi comuni, quali storie che vanno male o sfratti. E poi diciamocelo: come si può resistere al fascino dei due protagonisti? A parte il fatto che non avevo minimamente riconosciuto Jesse Spencer, decisamente diverso dal Robert Chase di "Dottor House" (saranno i capelli?), ma lui assieme a Taylor Kinney sono un bell'incentivo a seguire la serie, se anche la trama non dovesse attirarvi troppo. Voi cosa ne pensate? Avete già visto la serie o siete intenzionati a seguirla ora che la trasmettono su Premium Action?
Con questo si conclude qui questo sneak peek sulla nuova serie che seguo. Vi auguro di passare una splendida giornata e...al prossimo post!

giovedì 12 settembre 2013

[Telefilm] Vegas



Buon pomeriggio, cari lettori!
Scusate se anche ieri l'appuntamento con la recensione del telefilm è saltato, non ho scuse per questo ritardo a parte che non riuscivo a scrivere nulla che avesse un senso; eh sì perché ho passato la giornata scrivendo e cancellando frasi che avevano senso solo finché non le mettevo nero su bianco, una cosa fastidiosissima che non mi accadeva dai tempi dei temi al liceo. Visto che sono in ritardo di un giorno, passo subito a parlarvi del vero argomento di questo post: oggi, infatti, parliamo di Vegas, una serie tv conclusasi proprio la settimana scorsa che...beh, volete sapere cosa ne penso? Continuate a leggere! Come sempre: parliamone!

La trama: ambientata nella Las Vegas degli anni Sessanta, la serie tv si concentra principalmente sul personaggio di Ralph Lamb (Dennis Quaid), un cowboy divenuto sceriffo, e sulla sua continua lotta contro il boss della mafia Vincent Savino (Michael Chiklis), direttore del Savoy, importante casinò di Las Vegas gestito indirettamente dalla mafia di Chicago. In una continua lotta fra legge e criminalità, questi due elementi andranno ad intrecciarsi in maniera così complessa che spesso diventerà difficile distinguere i loro confini.

Commenti vari&eventuali: inizio subito con il dire che la trama di questa serie tv non è assolutamente complessa, anzi si potrebbe riassumere con la classica lotta fra il bene e il male in cui entrambe le parti hanno però in sé una piccola percentuale della parte opposta. Nulla di originale, in effetti. Ciò che, a mio avviso, rappresenta il punto di forza maggiore di questo telefilm è l'ambientazione in cui la trama si svolge: lo spettatore viene infatti immerso nella scintillante Las Vegas degli anni Sessanta, ancora in piena costruzione. Trovo assolutamente perfetto il modo in cui tutto, a partire dal vestiario fino ad arrivare ai metodi d'indagine, sia stato adattato per rispecchiare il periodo storico; persino le notizie riportate nei giornali che di tanto in tanto i protagonisti leggono sono scelte in maniera accurata, un dettaglio che ho particolarmente apprezzato. 
Per quanto riguarda i personaggi, ammetto di non essere del tutto soddisfatta del carattere che è stato dato ad alcuni di loro; il personaggio di Ralph Lamb, e in generale buona parte dei personaggi appartenenti alla parte dei buoni, l'ho trovato fin troppo stereotipato: il classico cowboy senza paura che segue una legge tutta sua e fa di tutto per difendere il suo ranch (o, in questo caso, la sua città). Poco aperto al progresso e legato a una mentalità che proprio in quegli anni stava andando pian piano modificandosi, il protagonista "buono" della serie non è riuscito a impressionarmi, forse anche a causa della recitazione un po' troppo meccanica di Dennis Quaid che ha reso il personaggio troppo finto; leggermente più "umani" gli altri due sceriffi interpretati da Jason O'Mara (che io ho adorato in Terra Nova) e Taylor Handley, rispettivamente fratello e figlio del protagonista. Per i "cattivi" c'è invece da fare un discorso completamente diverso. Una recitazione spettacolare, a mio avviso, di Michael Chiklis che impersona senza alcuna difficoltà l'emblema del boss mafioso italo-americano; particolarmente apprezzabile la scelta di rendere questo personaggio ambiguo, diplomatico eppure violento all'occorrenza, divertente ma anche spietato. Personalmente ho tifato per lui nel corso dell'intera serie e sono più che soddisfatta del modo in cui è stato portato avanti questo personaggio; indimenticabili gli sketch comici fra lui e i suoi due sgherri, inseriti all'interno di scene più serie in maniera così magistrale da riuscire a non interrompere la narrazione. Elogi anche per Mia Rizzo (interpretata da Sarah Jones), altro personaggio perfettamente ideato dai creatori della serie. Figlia del boss mafioso Johnny Rizzo ed emblema di una donna in carriera che si fa largo in un ambiente prettamente maschile, Mia è forse il personaggio che subisce maggiormente una crescita e uno sviluppo del proprio carattere.
Nota negativa della serie: l'ultimo episodio si chiude in una maniera che, in realtà, non è una chiusura. Piuttosto che risolvere le questioni rimaste aperte per tutta la durata della serie, il finale apre altre questioni risultando piuttosto aperto. Insomma: il classico finale che lascia lo spettatore in attesa della seconda serie del telefilm, un espediente come un altro per assicurarsi una buona audience per la seconda stagione. E invece, anche questo telefilm è stato interrotto e nessuna seconda stagione verrà prodotta. Inutile dire che ci sono rimasta malissimo e che, avendolo saputo prima, probabilmente non avrei proprio iniziato a seguire la serie.

Note: la prima stagione di questa serie tv si compone di 21 episodi della durata di circa 40 minuti ciascuno. In Italia è stata trasmessa dall'11 marzo del 2013 su Rai Due. Una piccola curiosità che ho scoperto solo sul finale della serie: il personaggio di Ralph Lamb è basato su un vero sceriffo di Clark Country, rimasto in carica dal 1961 al 1979.

martedì 10 settembre 2013

Chi ben comincia #2

Ebbene sì, cari lettori, anche oggi, come ogni volta che c'è un "recupero" di qualche post da fare, vi delizio con un altro breve articolo, sperando vi faccia piacere leggermi almeno la metà di quanto a me faccia piacere scrivere in questo mio spazio virtuale! Sì perché ammetto che questo blog mi sta davvero prendendo più di quanto credessi: partito come un modo per eludere un pomeriggio noioso, adesso mi ritrovo a pensare a quali libri, film o serie tv mi piacerebbe condividere con voi, per avere una vostra opinione a riguardo! Comunque, ho promesso un post breve, quindi direi che la finisco di perdermi in chiacchiere e vi lascio alla rubrica del martedì che, dalla scorsa settimana, è... Chi ben comincia! Eh sì perché anche io ho deciso di adottare la splendida rubrica ideata da Alessia e oggi siamo qui per leggere (o, in alcuni casi, ri-leggere) i primi passi di un libro. Prima di svelarvi il libro di oggi, vi lascio le poche, semplici regole che vanno seguite!

Le poche regole della rubrica:
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti
Scegliere il libro di oggi è stato stranamente facile, forse perché il suo faccione (e capirete perché parlo di  faccione e non di copertina a breve) mi sta fissando con quel suo cipiglio severo da un bel po' di giorni; in effetti, sembra quasi volermi dire "Ehi tu, leggimi!". Poverino, si sarà sentito abbandonato in questi giorni, visto che dovendomi preparare per i test lo ho un po' abbandonato! Curiosi di sapere a chi appartenga il faccione?
Inferno di Dan Brown
Prologo
Io sono l'Ombra.
Attraverso la città dolente, io fuggo.
Attraverso l'eterno dolore, io prendo il volo.
Lungo la riva dell'Arno, corro arrancando senza fiato...volto a sinistra, in via dei Castellani, e mi dirigo verso nord, rannicchiandomi all'ombra degli Uffizi.
E loro continuano a inseguirmi.
Il suono dei passi alle mie spalle si fa sempre più forte, mi danno la caccia con determinazione implacabile.
Mi inseguono da anni, ormai. Un'ostinazione che mi ha costretto alla clandestinità, a vivere in purgatorio, a lavorare sottoterra come un mostro ctonio.
Io sono l'Ombra.
Qui, in superficie, alzo lo sguardo verso nord, ma non riesco a trovare una strada che porti alla salvezza...gli Appennini nascondono alla vista le prime luci dell'alba.
Passo dietro il palazzo con la sua torre merlata e l'orologio dall'unica lancetta e in piazza di San Firenze scivolo come un serpente tra gli ambulanti del primo mattino dalle voci rauche e dall'alito che sa di lampredotto e olive al forno. Attraverso la strada davanti al Bargello, punto a ovest verso il campanile della Badia e mi fermo di colpo di fronte al cancello di ferro alla base della scala.
È qui che bisogna lasciarsi alle spalle ogni esitazione.
Abbasso la maniglia ed entro nel passaggio dal quale so che non ci sarà ritorno. Costringo le gambe che sento ormai di piombo a salire la stretta scala che si inerpica a spirale verso il cielo con i suoi lisci gradini di marmo, butterati e consunti.
***
Ok, ho scritto fin troppo, lo so, ma non riuscivo a fermarmi perché mi piace molto questo prologo! Alla fine ho copiato tutta la prima pagina, e mi sono fermata solo perché mi sono resa conto che stavo decisamente sforando con le righe! Allora, cosa ne pensate? Personalmente sto adorando questo libro, e adesso che sono leggermente più libera la lettura procederà ben più spedita! Sono sicura di non rimanerne delusa, anche perché come ho già detto diverse volte, lo stile di Dan Brown mi piace e non poco; non vedetemi, però, come una che segue teorie del complotto o cose del genere, semplicemente prendo le sue opere per quello che sono: dei romanzi avvincenti. Voi l'avete letto? Avete intenzione di farlo? Questo prologo vi è piaciuto?
Con tutte queste domande io mi congedo da voi, augurandovi di passare una splendida serata! Al prossimo post!

[Film] Zero dark thirty


Buon pomeriggio, cari lettori!
Mi spiace di non essere riuscita a caricare ieri il post con la recensione del film ieri, ma fra l'esame e la palestra sono tornata a casa che ero distrutta e non riuscivo ad articolare bene i pensieri, figuriamoci se ero nelle condizioni di scrivere qualcosa; come per la recensione di mercoledì scorso, recuperata il giorno seguente, quella di ieri la recuperiamo...adesso! Prima di introdurvi del film di oggi vorrei ringraziare tutti coloro che hanno iniziato a seguirmi in questi giorni: sembrerò falsa, ma credetemi se vi dico che ogni persona che si aggiunge ai lettori, o alla mia pagina facebook, ma anche ogni semplice visualizzazione in più, per me è un traguardo e una gioia inimmaginabile! Quindi grazie a tutti voi, spero di potermi migliorare sempre di più e di continuare a sfornare articoli che siano di vostro gradimento. Detto questo, torniamo al film di oggi: si tratta di "Zero dark thirty", un film del 2012 diretto da Kathryn Bigelow. Parliamone!

La trama: liberamente ispirato alla più grande caccia all'uomo degli ultimi tempi, il film si snoda attraverso un decennio mostrandoci tramite gli occhi di Maya, una giovane analista della CIA, tutti i retroscena che hanno condotto all'individuazione di Osama bin Laden e alla sua eliminazione, avvenuta il 2 maggio del 2011 ad opera degli uomini del DEVGRU. 

Commenti vari&eventuali: come potete notare, riassumere la trama è piuttosto complesso, e le poche righe che sono riuscita a scrivere non sono altro che una superficiale infarinatura su ciò che troverete in questo film. Questo perché "Zero dark thirty" è un film complesso e che si sviluppa in maniera articolata, e non potrebbe essere altrimenti visto il lasso temporale che copre: dagli attentati alle Torri Gemelle (di cui domani ricorre l'anniversario) all'uccisione di Osama bin Laden, dieci anni in cui un gruppo di analisti della CIA, fra cui la protagonista del film, ha sacrificato il proprio tempo e, in alcuni casi, la propria vita dando la caccia ad un uomo che sembrava un fantasma. Maya (interpretata nella pellicola da una splendida Jessica Chastain) è un'agente che nel 2003 viene inviato in uno dei black sites della CIA in Pakistan; qui assiste agli interrogatori di uno dei prigionieri, seppur palesemente riluttante all'utilizzo delle torture (o, per dirla con i termini della CIA, enhanced interrogation techniques, ovvero "tecniche di interrogatorio rafforzate"), e qui ha inizio la sua ossessione per Osama bin Laden. Sì, perché la protagonista di questo film dimostra di avere una vera e propria ossessione per l'uomo a cui da la caccia, sacrificando dieci anni della propria vita alla ricerca di ogni singolo indizio che possa indicare il luogo in cui quello si è nascosto: non la fermano le minacce, gli attentati, non la ferma la morte dell'amica Jessica. Non ha amici, non ha una famiglia. La sua vita è tutta dedicata al lavoro, e questa ricerca la divora, svuotandola di ogni minima traccia di umanità; Maya, nel corso della pellicola, appare sempre più fredda, cinica, si veste e si comporta come un uomo visto l'ambiente in cui si muove. Vive solamente in funzione del suo uomo, portando avanti un'estenuante caccia per dieci anni. E poi, quando finalmente la missione del 2 maggio si conclude, ecco un nuovo punto di svolta: Maya piange. E in quel pianto io ci ho visto amarezza, forse disperazione, non solo per le vite sacrificate al raggiungimento dell'obiettivo, ma anche per quei dieci anni che nessuno potrà ridarle indietro: ha visto cose che l'hanno cambiata radicalmente, sa cose per cui potrebbe essere uccisa, ma soprattutto non ha più uno scopo nella vita. In un certo senso, assieme a bin Laden muore anche Maya dal momento che a lui, alla sua caccia, aveva dedicato la propria vita.
Da notare come l'azione, in questo film, non sia fine a se stessa. Le scene crude, come ad esempio quelle delle torture, o le stesse scene d'azione, sono sempre provocate da una motivazione reale, concreta: non sono messe lì per spezzare la monotonia delle scene di dialogo, ma sono lì perché sono funzionali ad esse. La pellicola non narra le imprese del Team Six dei Seals che ha assaltato al compound, o meglio, le narra ma solo come diretta conseguenza di tutte le indagini e le analisi compiute nelle scene precedenti. Con questo non voglio dire che le scene d'azione non ci sono: ci sono, e trasmettono un'adrenalina palpabile. Al tempo stesso, però, questo non è definibile un film d'azione, perché la maggior parte della trama ha un ritmo scandito dai tempi delle indagini; quest'alternanza fra azione e riflessione crea una tensione che accompagna lo spettatore fin dalle prime scene di "Zero dark thirty" e che non lo abbandona fino alla conclusione del film. In un certo senso, questo film ha una visione femminile di questi dieci anni di caccia all'uomo, una visione riflessiva necessaria dato che a muovere le fila del film è proprio una donna, Maya, l'unica, probabilmente, che non perde mai la speranza di rintracciare il suo uomo.
Molti accusano questo film di avere intenti propagandistici, ma personalmente ritengo che solo un'analisi superficiale possa portare a questa conclusione; la pellicola presenta invece una critica, neanche troppo velata, verso quelle tecniche di interrogatorio rafforzate che la CIA si sentì in dovere di utilizzare, credendo che avrebbero prodotto risultati concreti nel minor tempo possibile. Allo stesso modo, questo non è un film denuncia. "Zero dark thirty" ha il ritmo di un documentario incentrato sulle ricerche di bin Laden: si limita a mostrare fatti, eventi più o meno crudi, senza schierarsi palesemente da una parte o dall'altra. Che i fatti riportati in esso siano o meno legati a ciò che è realmente successo, è un dettaglio trascurabile: a mio avviso rimane un thriller mozzafiato, capace di tenere lo spettatore con gli occhi incollati allo schermo pur avendo un finale già noto.

Note: il film ha una durata di 157 minuti, necessari visto l'arco di tempo coperto. Nel 2013 ha vinto l'oscar come miglior montaggio sonoro e ha ottenuto altre quattro nomination come miglior film, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio. La pellicola è uscita il 7 febbraio del 2013 nelle sale italiane. Personalmente l'ho trovata molto avvincente e sono rimasta a dir poco affascinata dalla figura di Maya, questa donna dal carattere forte e determinato che ha sacrificato tutta se stessa pur di raggiungere il proprio obiettivo, anche trovandosi a doversi far largo in un ambiente maschilista. Piccola curiosità per chi fosse interessato: zero dark thirty, in gergo militare, indica la mezzanotte e mezza, ovvero l'orario in cui nel maggio del 2011 scattò l'operazione che portò all'uccisione di Osama bin Laden.